Chi siamo

Oltre alla simpatia reciproca e alla lealtà, che riteniamo condizioni imprescindibili per la buona riuscita di ogni lavoro di gruppo, il motivo principale che nel 2009 – partendo da una presa d'atto della presenza di diversi nuclei di ricerca, nati anche indipendentemente l'uno dall'altro – fece quasi spontaneamente incontrare i docenti/ricercatori che dettero vita al “Seminario/laboratorio di studi interculturali” fu il comune interesse (etimologicamente: “l’essere fra”) per i fatti di cultura (lingua, letteratura, arte ecc.) originati da incontro e confronto, mobilità, trasformazione e scambio fra diverse aree geoculturali, tematiche, metodologiche e sociali. In tal senso – sia che si tratti di fenomeni di “contatto”, sia di elementi tipologici, sia di questioni storiche che necessitino una riapertura e un riesame secondo criteri e metodi aggiornati e magari più confacenti alle sfide dovute a quella “complessità” e “molteplicità” che da più parti sono state indicate come “chiavi” della nostra difficile contemporaneità –, gli studi interculturali ci sembrano una risposta utile e valida. Da questo punto di vista non rigettiamo certo la tradizione degli studi filologico-letterari (e le relative “scuole” della “Sapienza” da cui la maggior parte di noi proviene), e neppure rigettiamo gli specialismi, ma non nascondiamo nemmeno che gli SSD (i settori scientifico-disciplinari) delle ultime riforme universitarie, ci stanno stretti.

Alcuni requisiti (e procedimenti) delle nostre ricerche e anche della nostra didattica si possono quindi riassumere in quelli di intertestualità, interdisciplinarità e interculturalità, in quanto concetti e forme di studio che riteniamo ormai imprescindibili nelle scienze umanistiche, e in particolare ovviamente nelle scienze del testo (letterario e non).

L'interculturalità è l'orizzonte all'interno del quale studenti, studiosi, ricercatori (e comuni cittadini) si muovono nel mondo di oggi. Se dunque, per dirla con Croce, la contemporaneità è sempre madre della storia, bisogna forse ripensare oggi una forma di “storicismo interculturale” che rimuova dall’orizzonte dei nostri studi visioni parziali, nazionali o addirittura scioviniste, a volte purtroppo ancora correnti. E troviamo per questo buoni “alleati” nell’antropologia della contemporaneità, negli studi post-coloniali, negli studi di genere e nei nuovi studi sulla traduzione aperti e sempre pronti ad ospitare collaborazioni con altri campi del sapere, attraverso laboratori progettuali che possono nascere e svilupparsi in diversi ambienti di studio, non necessariamente umanistici.

Per noi tradizione e traduzione non sono solo una paronomasia, ma termini sostanzialmente sinonimi.