Approfondimenti

ARIUN APPADURAI, Modernità in polvere. Dimensioni culturali della globalizzazione [1996], a cura di P. Vereni, Raffaello Cortina, Milano 2012

"[...] a causa dell'intreccio disgiuntivo e instabile di commercio, media, politiche nazionali e desideri dei consumatori, l'etnicità, genio contenuto nella lampada di qualche tipo di località (per quanto vasta), è ora divenuta una forza globale, che scivola regolarmente entro e attraverso le fratture tra stati e confini." (p. 56)


CHIARA GIACCARDI, La comunicazione interculturale, Il Mulino, Bologna 2005

"In quanto prodotti della cultura e del patrimonio di idee del gruppo, gli stereotipi sono veicoli per creare e riprodurre omogeneità di valori e credenze e quindi, in un certo senso, strumenti di trasmissione culturale, che concorrono a definire il 'senso comune' di un gruppo." (p. 209)


MARIELLA COMBI, Strategie culturali per dare senso al mondo. Mappe sensoriali, percettive, affettive, in "Critica del testo", VIII/1 (2005), pp. 475-94

"[...] non potremo mai avere cognizione del mondo in sé, ma sempre soltanto dell'urto di elementi fisici sui nostri ricettori sensoriali: è la percezione sensoriale che influenza la rappresentazione culturale della realtà e della sua interpretazione. Qualunque segnale del mondo esterno, ricevuto dagli organi di senso, è interpretato attraverso categorie percettive organizzate dalla cultura." (p. 478)


ROLAND BARTHES, L'immagine, in ID., L'ovvio e l'ottuso. Saggi critici III, Einaudi, Torino 2001

"Vi è un'altra difficoltà legata all'analisi della connotazione. Alla particolarità dei suoi significati non corrisponde un linguaggio analitico particolare; come indicare i significati di connotazione? Per uno di essi, si è arrischiato il termine di italianità, ma gli altri possono venir designati solo con vocaboli tratti dal linguaggio corrente [...]: l'italianità non è l'Italia, è l'essenza condensata di tutto ciò che può essere italiano, dagli spaghetti alla pittura." (pp. 37-8)


UGO VOLLI, Semiotica della pubblicità, Laterza, Roma-Bari 2005

"La pubblicità è un'altra cosa rispetto al suo oggetto, agisce indirettamente grazie al suo senso e non per via di un rapporto personale e diretto. Crea uno spazio e un tempo artificiali, narrativi, dove può cercare di proporsi come un'immagine vera della realtà, fornendo 'informazioni sul prodotto', ma può anche raccontare favole e storie fantastiche, o creare semplicemente 'impressioni' sensoriali o psicologiche sul suo valore." (p. 5)


STEFANO CALABRESE, Retorica del linguaggio pubblicitario, Archetipo Libri, Bologna 2008

"[...] le trasformazioni in atto mettono sempre più a contatto scienza, arte, letteratura e tecnologia, poiché il digitale sintetizza le caratteristiche di comunanza concettuale rappresentandole attraverso uno stesso medium. Forme e contenuti perdono la posizione gerarchica che la tradizione culturale aveva loro assegnato e si mescolano in un unico messaggio che ospita suono e immagine, disegno e fotografia, immagine manipolata e testo letterario. Le discipline coinvolte in questo progressivo mutamento del mondo della comunicazione vanno dalla storia dell'arte alle scienze, la cinematografia, lo studio del suono, l'architettura, il design, la psicologia della percezione, gli studi sulla comunicazione, il teatro." (p. 49)


LAURA FRONTORI, Il mercato dei segni. Consumi e comunicazione pubblicitaria, Raffaello Cortina, Milano 1996

"Per quanto riguarda la struttura normativa della pubblicità, la sua metanomia, sappiamo che essa rimanda a un mito parentale che si rifà alla presenza di una madre sempre disponibile ad accudire il consumatore nei suoi bisogni, ad appagare i suoi desideri; di un padre sempre incline ad aiutarlo nei cimenti, a conferirgli prestigio, a risolvergli problemi; di un bambino sempre pronto a fornirgli motivi di incanto e a divertirlo con giochi spesso pervasi da fantasie erotemiche. Ogni settore di prodotti articola e specifica poi questa promessa, accentuando o meno le implicazioni dei differenti codici." (p. 92)


AVE APPIANO, Manuale di immagine. Intelligenza percettiva, creatività, progetto, Meltemi, Roma 2002

"Il criterio di attorializzazione del prodotto, di messa in scena, di travestimento, di contaminazioni si estende ed enfatizza sul punto vendita, luogo deputato della presentazione teatrale della 'star', il prodotto con la sua personalità visiva, sceso in campo accanto ad altri prodotti con le medesime necessità di socializzazione e di conquista dell'utenza." (p. 174)


ANNAMARIA TESTA, La pubblicità, Il Mulino, Bologna 2007

"Se è sempre stato vero, a Pompei come, prima ancora, in Egitto o in Cina, che per vendere beni o servizi bisogna farli conoscere e presentarli in una luce favorevole, il salto di qualità dalla segnalazione dell'esistenza di merci alla formulazione di messaggi progettati per promuovere le vendite e strutturati per essere diffusi su larga scala avviene solo qualche secolo fa, quando si verificano due condizioni: nasce l'industria, nascono i mezzi di comunicazione di massa." (p. 49)